CARNEVALE

 

La mia età la sapete.

Mi pongo precisamente al centro di una rivoluzione, potete immaginare anche questo.

Se guardo le cose che ho oggi, pochissime avrei potute averle alla stessa età negli anni in cui ero bambina.

Computer portatile e smartphone, per dire le prime due cose che mi vengono in mente. Due oggetti che diventando di massa hanno davvero rivoluzionato le nostre vite.

Banalità? Sicuramente.

Eppure, sono sicura che chi ha la mia età prova le stesse sensazioni. Non posso fare a meno di andare avanti adeguandomi e sfruttando questi oggetti ricordando però, sempre e bene, che qualche anno fa era diverso.

Mia mamma e con lei tutti gli altri, adesso che sono adulta, sa sempre dove sono. Quando avevo 18 anni no. Non che facessi grandi cose, ma non lo sapeva.

Mio padre, quando anni fa lavorava un piano sotto di dove lavoro io adesso, riceveva sicuramente tante comunicazioni ma non 24 ore su 24 sullo schermo di un telefono.

I miei genitori, i miei nonni, non avevano le mie foto disponibili sempre in qualunque momento. I miei genitori non mi facevano le foto (tantomeno i video) mentre mangiavo, dormivo, piangevo, ridevo e non le facevano vedere a tutti mentre mangiavano, dormivano, ridevano, piangevano.

I miei ricordi, quindi, sono affidati a poche foto e a tanti momenti significativi che sono rimasti indelebili (le famose biglie di In&Out, non riesco a smettere di pensare a come sia realistico quel film); situazioni, profumi. Indelebili, rari, non scontati.
Insomma: sentimenti.

Se mi dite Carnevale mi vengono in mente tre fotografie buffe e due profumi inconfondibili.

Fotografia mentale n. 1: io a 6 anni col vestito ereditato da qualche cugino da Principe Azzurro, ovviamente unica femmina vestita da maschio con tanto di baffi disegnati con un tappo di sughero bruciato in un nugolo di bambine vestite da damine con larghi vestiti in tulle con il cerchio in fondo per tenerli a posto.

Fotografia mentale n. 2: io a 8 anni, vestita da spaventapasseri, con la paglia che mi usciva da tutte le parti. Anche questa volta, contornata da altre bambine leziose vestite da spagnole, da Cenerentola e da Biancaneve, trionfatrici in tutti i concorsi parrocchiali o meno di mascherina più bella.

Fotografia mentale n. 3: io a 10 anni, vestita da Peo Pericoli. Sì, il personaggio di Teo Teocoli con il monociglio che tifava il Milan e urlava “Ma vieniiiiiiii!“. Quando già le bambine diventavano più signorine e spopolava l’infermiera.

Eh già, i miei genitori, che non potevano essere denunciati al telefono azzurro per mancanza di prove fotografiche, erano dei gran burloni che sguazzavano nel “a Carnevale ogni scherzo vale”.

Questi ricordi mi fanno ridere tantissimo e non servono foto per essere sicuri che non dimenticherò.

E poi i profumi, che ogni Carnevale porta con sé, nei miei ricordi: il profumo di fritto (sì, a volte per me è un profumo!) e quello di zucchero a velo.
Profumo di tortelli fritti con la marmellata, chiacchiere, krapfen che, oggi come allora, farebbero felice senz’altro anche il più disperato Peo Pericoli il lunedì dopo una sconfitta del Milan.

CARNEVALE