CENA PER IL DICIOTTESIMO

Il 99% di voi avrà frainteso questo titolo, ma nessun problema.

Lo capirete presto. Anzi, ve lo anticipo, avete frainteso. Niente neo-maggiorenni.

Ho iniziato a giocare a tennis a otto anni con il completino di Gabriela Sabatini. Ci ho giocato per dieci anni passando attraverso i tornei under12, 14 e 16 per poi finire nel calderone dei tornei femminili over16 conciata come Andre Agassi.
Non una gran carriera, poca – pochissima – voglia di correre e quindi risultati non brillanti.
Ma un grande amore, forse non ricambiato, per uno sport difficile, mentale, solitario, assolutamente geniale.

Penserete che sia un’altra delle mie stranezze ma ancora oggi, a diciotto anni dall’ultima volta che ho messo piede in un campo da tennis, il profumo del campo, il rumore della pallina che rimbalza (un rumore diverso a seconda delle superfici e del colpo) mi strappano un sorriso; un gesto perfetto, un punto sulla linea, un passante ben giocato mi emozionano.

Quindi è stato come trovare la ricetta perfetta, il piatto più buono che avrei mai sognato di cucinare, conoscere Roger Federer.
Inutile spendere parole per lui, perché di lui tutti quelli che vogliono sapere sanno già tutto.
Il più grande tennista della storia. E la mia fortuna, essere sua contemporanea e, come quel piatto perfetto, potermelo gustare tutto (anche quando, vuoi il tempo di cottura vuoi il sale, esce meno bene del solito, o proprio male).

Quando avevo 16 anni, oltre a giocare a tennis, m’è scattata un’altra passione. A me, timida, è scattata la passione per il teatro. E per la persona che, da allora in poi, me l’avrebbe insegnato e che qualche anno dopo avrebbe avuto due figli che, adesso ragazzini, giocano a tennis e adorano anche loro Federer.

Loro ragazzini e Federer ormai troppo vecchio per vincere ancora che a gennaio torna alle gare e noi non ci crediamo più che possa andare avanti in quel torneo che mi distrae la mattina in ufficio, perché si gioca in Australia.

Eppure va avanti, batte tutti, gioca di nuovo quei colpi infallibili, sfodera ancora i suoi gesti perfetti.

E vince, per la diciottesima volta. In una finale con il nemico di sempre. Quando ormai è vecchio, quando “non so perché non si è ancora ritirato”, quando. Quando ho fatto appena  in tempo a trasmettere la mia passione per lui e credo abbia vinto anche per dimostrare che avevo ragione.

Allora abbiamo invitato a cena la mia amica che mi ha insegnato il teatro e tante altre cose e tutti insieme abbiamo festeggiato il diciottesimo.

18 roger federer

CENA DEL DICIOTTESIMO PER 6 (sì, solo sei) PERSONE

Ho lavorato due anni in un ristorante, la Trattoria Mazzini di Neviano degli Arduini, come cameriera e, ogni volta che voglio sfoderare il colpo piatto perfetto lo vado a pescare lì, nelle cose che ho imparato.

Si chiama risotto pere e gorgonzola ed è il mio porto sicuro, il mio dritto incrociato.

Prima, degli sformati di piselli in pasta fillo. Dopo, i guancialini di maiale in umido. Infine, una cheesecake al cioccolato bianco con la salsa di mirtilli al basilico.

Tra noi che amiamo il tennis, lo si potrebbe definire un grande slam.

cena 18 roger federer

Per la tavola ho usato come sempre i miei piatti ma, essendo in sei (sììì, solo sei), ho usato solo piatti piani bianchi e solo piatti da antipasto neri.

Tovaglioli azzurri come il cielo australiano sotto cui il nostro ha trionfato e con motivi ornamentali – ma preferisco definirli trionfali – neri e arancioni.

Come potete vedere qui, ho sparso anche qualche decorazione.

cena 18 roger federer

Beh, manca a questo punto solo una cosa: tu porta da bere.