INDOVINA CHI VIENE A CENA

C’è gente fatta così. Sono lì, pronti, con il calendario alla mano.

Sono quelli che non più tardi del 15 novembre ti incontrano e ti dicono “e tu, cosa fai a Capodanno?”. Io lì li frego: “Lavoro, come sempre”.

Ma sono gli stessi che il 2 maggio, passate le feste, iniziano. “Quest’estate cosa fai di bello?”.
Arriva, come un colpo improvviso, tendi i muscoli, conti i giorni che effettivamente mancano all’estate.
“No, mi dispiace, ancora non lo so” dico spiacente e affranta sapendo di dare un grosso dispiacere all’interlocutore.
“Sai almeno quando vai?”. Il primo colpo inferto non è mortale, proviamo ancora, deve pensare il personaggio super organizzato con la prenotazione per agosto già stampata in borsa.
“No guarda non lo so”.

Non ricordo, a mente, di aver mai organizzato le vacanze con più di 15 giorni di anticipo. Non ho mai presentato per tempo un piano ferie in ufficio.
Vivo una vita all’insegna dell’improvvisazione, che lo voglia o no.

Quindi, quando una settimana fa ho scoperto l’esistenza di un festival di home restaurant a Parma subito ho voluto vestire i panni dei super organizzati che si divertono a mettere ansia e ho pensato che avrei potuto partecipare a ottobre ma poi non ho resistito.
Partecipo adesso, tra una settimana cena da me.

Ho passato un giorno a riflettere sul menù, a chiedermi se davvero fossi pronta per lanciarmi in una simile avventura. È vero che ho sempre desiderato una casa in cui poter condividere momenti gastronomici con tante persone, ma è vero anche che sono sempre stati amici, mai sconosciuti. Ma perché no, in fondo. Proviamo.

Sono partita dal dolce, perché di qualche certezza si ha comunque sempre bisogno, e ho pensato al resto delle pietanze. Ho chiesto alle persone che ho più care “ma che davvero partecipo?” e le loro risposte – che siano sul fare una cena o su qualunque altra cosa – mi hanno fatta sentire che dovevo andare avanti. Ho dovuto fissare un prezzo. Ho scritto una presentazione per il sito del Parma Home&Restaurant Festival. Ho fatto un errore di grammatica e non me ne sono accorta. Ho piantato nuovi coloratissimi fiori sul balcone. Ho ricevuto prenotazioni. Di persone che non conoscevo affatto, di persone che conoscevo poco e di persone che conoscevo da una vita che hanno portato altre persone che non conoscevo.

Non so se posso dire di aver avuto più paura del solito, di averci tenuto di più. Forse no, perché non faccio mai cose senza la cura necessaria. Certo è stato diverso e ho passato diversi giorni a immaginare come sarebbe stata la serata. Se avremmo parlato. Se avrebbero mangiato. Quali facce avessero.

Ma man mano che arrivavano, suonavano il campanello e salivano e si scopriva di abitare nello stesso paese, avere conoscenze o passioni  in comune, essere entrambi stati nella stessa città è diventato tutto normale. Dodici persone sedute a tavola a mangiare, bere e chiacchierare. Che bello.
Come andare in vacanza e prenotare la settimana prima, aprire la porta di casa propria, fare qualcosa che fino a una settimana prima non avreste pensato di fare, provate.

tu porta da bere

MENU PER 12 PERSONE SCONOSCIUTE, SEMISCONOSCIUTE, CONOSCIUTE, CONOSCIUTISSIME

Lo avrete capito, ho pochi punti fermi.

In cucina ho un pilastro. Incrollabile. Si chiama crème brûlée. Ed ho subito pensato di metterla nel menù.

Le altre portate le ho scelte man mano cercando di preparare quante più cose possibili in anticipo e non dover passare la serata ai fornelli ma con i miei ospiti.

Ho preparato il venerdì il primo e il dolce e sabato l’antipasto e il secondo. Eccoli: fiori di zucca ripieni al forno, lasagne agli spinaci e limone, spiedini di carne gratinati con salsiccia e appunto lei, la crème brûlée.

Stavolta al bere ci ho pensato io.

tu porta da bere

 

Mi trovo mio malgrado infine ad aprire un capitolo dal titolo “Dimenticanze”. Ho dimenticato un sacco di cose. Per quello adoro le liste, perché senza di loro dimentico tutto.

Sulla tavola, sopra ai tovaglioli gialli, grigi e fucsia, avrei voluto mettere un ramo di rosmarino, o di timo o di origano. Crescono rigogliosi sul mio balcone. Oppure un garofano rosa. Ci sarebbe stato bene. Mi sono dimenticata.

Avevo fatto stampare dei bigliettini con il nome e l’indirizzo di questo sito. Venuti anche piuttosto bene, su una bella carta. Ma sono rimasti sul tavolo. Mi sono dimenticata.

Per i giorni precedenti la cena, infine, non ho pensato ad altro. Le fotografie. Da dove farle, quante farne chiedere a tutti “non vi spiace, vero, se facciamo una foto per il sito?”. Magari non sarebbe dispiaciuto ma anche di questo, sì, lo so, avete capito, mi sono dimenticata.

tu porta da bere