PRANZO A PARMA

 

Non sono andata all’asilo fino all’ultimo anno.

Mia mamma insegnava e faceva supplenze e rimanevo a casa con lei quando non la chiamavano.

Quando invece la chiamavano io andavo dai nonni. Penso che mi piacesse andare dai nonni, anche se non lo ricordo bene.

Avevo nonne molto diverse tra loro.
Una, Paola, aveva un negozio a Parma vicinissimo alla piazza principale e vendeva abbigliamento da donna. Il negozio, com’era fatto, lo ricordo benissimo anche se lo chiuse quando avevo 5 anni.
L’altra, Dirce, non lavorava, aveva gli occhi uguali uguali ai miei e cucinava tantissimo.
Faceva le tagliatelle, i gnocchi, la pizza e la focaccia con le cipolle. Faceva gli anolini più buoni che io abbia mai mangiato.

Con la nonna Paola andavamo spesso al mercato della Ghiaia e lei conosceva tutti, aveva mille parenti e conoscenti e con ognuno si fermava a chiacchierare lungamente.
La nonna Dirce, invece, mi spediva fuori con il nonno Riccardo a correre dietro ai piccioni in piazza e quando tornavamo a casa il profumo di cibo riempiva le scale del palazzo.

La nonna Paola era quella delle due che si dedicava meno alla cucina, quando friggeva si metteva un paio di mutande in testa. Ma cuciva dei vestiti anche difficili, con la fodera e tutto eh, per me e mia mamma e aveva imparato da sola. Aveva sempre Gente e Oggi in casa. Lei e mio nonno Bruno mi avevano comprato la mountain-bike a 10 anni.
La nonna Dirce aveva sempre il grembiule e spesso i bigodini e una pelle morbidissima che – pazzesco – ricordo perfettamente. A un certo punto lei e il nonno erano venuti ad abitare di fianco a noi quindi io e il nonno non andavamo più in piazza a correre dietro ai piccioni mentre lei cucinava. Faceva degli gnocchi col soffritto davvero buonissimi.

Cucinare con le nonne era davvero divertente. Con la mamma anche spesso cucinavamo – a volte ancora. Tagliare con la rotella i tortelli, o passare gli gnocchi sulla forchetta.
Impanare per bene le cotolette, impastare la torta fritta. Un gioco davvero bellissimo.

Ancora adesso, quando cucino, è impossibile non pensare a quando ero piccola e cucinavo con loro.

Ad ogni assaggio penso a cosa manca perché sia uguale a quello della nonna. Penso di impegnarmi, sempre, per portare con me una tradizione che altrimenti andrebbe persa. Cucinare, in certi posti, è una missione, un dovere. Figuriamoci a Parma, dove si parla quasi solo di cibo.

Quelli che scrivo qui sono i piatti che ricordo da quando sono piccola, che ho cucinato con le nonne e con la mamma. Che quando sento il loro profumo torno piccola in quel preciso momento in cui mi schiantai con la bici con le rotelle appena tolte a folle velocità contro la portiera della Fiat Uno di mio zio Lello.

Allora buon pranzo con la torta fritta, i tortelli di erbette e la vecchia col cavallo pesto. Per concludere con una torta molto tradizionale del mio comune di residenza attuale: la torta delle paste rosse di Langhirano.

E, visto che siamo a Parma, dopo il caffè non dimenticate il nocino. Dailà.

ricette parmigiane