CENA DI MARZO

 

Ci sono cose, nella vita, che ti vengono incontro e, senza che tu le fossi nemmeno mai andate a cercare, capisci subito che non potrai più farne a meno.

Persone. Casa. Conigli. Tante sorprese, tutto irrinunciabile.

Cucinare. Imparare a cucinare, poi amare cucinare.

Questo blog. Ho cercato invano l’idea giusta per tenere a memoria le mie cene. I menu, le tavole, i colori, le ricette, certi episodi. Cercavo un ricordo indelebile delle persone, del cibo, dei carrelli della spesa. Ora è qui.

Un altro posto in cui due anni fa sono inciampata. Una palestra, una disciplina sportiva nuova, il tacfit. Lì, quasi subito, ho trovato un amico. Poi, nella quotidianità del vedersi per fare qualcosa che diverte e che fa stare bene, ne ho trovati altri. In questi due anni a volte complicati mai ho pensato di non andare a sfogare tutto lì e con loro. E lì, con loro, tanto è passato oltre.

Ogni mia cena è il mio modo di dire grazie a qualcuno e stavolta tocca a loro.

Allora, è da qui che inizio.

 

CENA DI MARZO per 12 persone

(di cui un vegetariano, due intolleranti al lattosio e uno “alle cose rosse”)

Sopra i dodici ospiti inizio a sentirmi un fenomeno, lo confesso. Quando ho a cena sei, otto persone non mi sento completa. Da dodici in su invece inizio a sentire quella leggera ansia da prestazione che rende ogni performance indimenticabile.

Comincio sempre a pensare al menu con molto anticipo cercando ovviamente di scegliere ingredienti di stagione e – fortunatamente ho una mente molto matematica e adoravo alle scuole medie il massimo comune denominatore – trovare un compromesso tra intolleranze, stili alimentari e stranezze varie.

Il mio menu matematico e marzolino, quindi, è composto da: nidi di prosciutto e formaggio, lasagne allo zafferano con verdure primaverili *, polpettine con carciofi ** e tortino al cioccolato con cuore caldo *

Tutti ridono, ma io apparecchio sempre il giorno prima. Perché mi piace farlo con calma, provare, cambiare colori, bicchieri, centrotavola. Farà anche ridere ma apparecchiare bene è un’ulteriore attenzione per chi si siederà e, nel limite delle stoviglie a mia disposizione, cerco di rendere sempre bellissima e originale la mia tavola.

Fosse per me ad ogni cena comprerei piatti e bicchieri nuovi ma, ahimé, la faccenda è in mano al mio portafoglio, perfido emissario del temutissimo conto in banca, che, già comunque abbastanza comprensivo, mi ha fornita di due servizi Ikea, uno nero e uno bianco, che con un po’ di fantasia realizzano tutti i miei desideri.

Il resto lo fa il reparto tovaglioli del medesimo ipermercato. Una malattia che, mi consola, non ho solo io. A volte mi sono anche spinta a intonare anche il colore del copridivano con i tovaglioli, ma non sempre. E comunque, ripeto, non c’è da ridere.

Una volta, con tutta questa smania di apparecchiare in anticipo, ho pranzato per terra. Questo sì, dai, un po’ fa ridere.

Per la mia cena di marzo la tavola era così: deliziosa e delicata. Come la primavera che forse arriva.

Qui, allora, è tutto pronto. Tu porta da bere.

 

* per chi non lo sapesse, all’intolleranza al lattosio si rimedia. Era una cosa che prima ignoravo ma esistono in vendita tutti i prodotti abitualmente zeppi di questo insidioso disaccaride e zucchero riducente destrogiro epurati e accessibili a tutti.
** qui funziona che il vegetariano soprassiede educatamente