Io e la Rina

 

 

Quando, domenica mattina alle 6.46 è suonata la sveglia, lo confesso, ho posposto.

Nove minuti dopo di nuovo suonava e io ho detto che non avevo mica tanta voglia, di alzarmi dopo aver dormito solo 5 ore.

Invece, come al solito quando non voglio fare una cosa, poi l’ho fatto, mi sono alzata, ho affrontato queste prime mattine autunnali con gli occhi ancora a fessura, ho acceso la macchina e impostato la meta: La cucina di Babette, Sala Bolognese.

Durante il viaggio ho ascoltato un po’ di musica, ma soprattutto mi sono chiesta come sarebbe stata la giornata che stava per iniziare.

Da un po’ di tempo volevo imparare a fare la sfoglia e a tirarla col matterello e quando, prima di partire per le vacanze, ho trovato la mail di Silvia e, fra i vari corsi, c’era quello di sfoglia con una vera sfoglina, ho deciso subito di iscrivermi.
È un desiderio forse un po’ strano per una persona della mia età, non so, ma realizzarlo, ora posso dirlo, è stato bellissimo.

Arrivata a casa di Silvia abbiamo trovato posto nei tavoli della sua sala da pranzo e abbiamo conosciuto lei, Rina Poletti, la nostra maestra sfoglina.
E se ancora avevo qualche rammarico per essermi alzata presto, beh, in un attimo non ho più avuto rimorsi. Una forza della natura, come le mie nonne e le mie zie. Una grande professionista, una bravissima maestra. Essere bravi a volte non significa necessariamente saper insegnare. 

Invece Rina ci ha insegnato a preparare la sfoglia, prima ce l’ha fatto vedere e poi l’abbiamo fatta noi, in una nuvola di farina 00 e risate, intorno a un tavolo – di nuovo in quell’atmosfera magica che solo lì intorno si crea e che sa così tanto di casa e di famiglia.

sfoglia rina poletti

Poi, ci ha insegnato a tirare la sfoglia sottilissima usando solo il matterello, con movimenti precisi, una maestria, una magia quasi, una danza… un due tre quatto, un due tre quattro… e più si ripete la coreografia più i movimenti sono sicuri e precisi e più la sfoglia viene meglio.

La Rina passa tra i banchi tavoli, incoraggia, corregge, fa qualche battuta, un po’ maestra, un po’ sorella maggiore, un po’ zia, molto famiglia.

Bisogna crederci, e alla fine succede.  Arrivano le tagliatelle e quasi tutte noi abbiamo gli occhi lucidi. Poi arrivano i nastrini, i garganelli e pure i tortellini. Da commuoversi davvero. Da abbracciare questa splendida signora Rina dalla felicità.

sfoglia rina poletti

Quando fai la pasta, non pensi a niente.
O meglio, io ricordo, non penso che domani è lunedì, non penso ad altre cose che mi fanno arrabbiare, o essere triste. Magari ricordo di quando ero piccola, di chi mi ha insegnato che per ogni 100 grammi di farina va un uovo (se sei fortunato, perché non sempre i conti tornano così bene), di quando ho tagliato il primo anolino (“eh ma quelli son facili – ha detto la Rina – che si fan lo stampino!“) con mia mamma, o preparato sempre con lei le prime lasagne, e mi lasciavano da pulire per bene il pentolino della besciamella che mi piaceva tantissimo. Oppure che da piccola dei tortelli d’erbette mangiavo solo la pasta (le code) e lasciavo il ripieno. O ancora le domeniche degli ultimi anni passate dalla zia a farne 3500, di anolini, per Natale, con lei, la zia Mina che tira la pasta, la zia Gianna che fa i salamini col ripieno, la zia Emilia che conta, la zia Laura che fa confusione e la pentola con l’acqua sul fuoco per riscaldare la stanza. Penso che qualche anno fa a contarli ero io e ora sono stata promossa e posso aiutare mia mamma e la zia Flavia a riempirli.

Ecco, a questo penso. E a quanto queste cose siano minacciate e a quanto il rischio che nessuno le insegni più ai bambini sia reale e tremendo.
E poi, alla fine, penso che, se questo succederà, non sarà sicuramente per colpa mia che, come mi ha chiesto per iscritto la Rina, mi impegnerò per continuare a sfogliare con entusiasmo – come fa lei – per tutto il tempo che potrò.

sfoglia rina poletti