VIVA FRIDA!

 

Frida, già.

Io per Frida non ho tante parole, forse ne ha avute pure troppe, negli ultimi anni, troppa ressa, troppi ciondoli con la sua faccia, troppe magliette, troppi copricapi fiorati.

Io però mi permetto di dire che Frida la rispetto e la conosco da tanto, ed è come quando scopri un cantante nuovo e poi diventa famoso e tu da una parte sei contento che diventi famoso ma dall’altra un po’ sei geloso perché non è più solo tuo, non è più un “ho sentito una canzone bellissima, sicuro non la conosci”. E la fai ascoltare e piace a tutti davvero.

Mi viene in mente la mia amica Elly (a tutti quelli che hanno letto fin qui e la conosco viene senza dubbio in mente lei), che un’estate del 2014 ha seguito un gruppo in tutta Italia – parlo di arrivare in Sicilia, eh, poi è arrivata anche a Marsiglia ma sinceramente non so perché non credo per questo – e lo conoscevano lei e pochi altri.

Poi quel gruppo è diventato famoso e io la vedo lei adesso che un po’ è felice e un po’ è gelosa, proprio come ho scritto.

E sapete, guardacaso, quel gruppo, quel cantante a Frida ha scritto una canzone che è oltre le parole di circostanza, oltre i libri di storia dell’arte imparati a memoria, oltre alle persone che alle mostre non guardano i quadri e li fotografano solo per poi metterli su instagram.

Questo cantante ha cantato Frida e Diego e qui in fondo vi metto la sua canzone, però prima non vorrei perdere di vista il motivo per cui ho parlato di lei.

E di Frida, e di Diego, ha parlato, raccontato, emozionato sabato Marina Coli.

Marina Coli è un’attrice reggiana che chiede sempre permesso. Non solo quando entra in casa, anche io lo chiedo sempre, ma anche quando entra in camera o in bagno e anche se ci è già entrata una volta se ci deve rientrare lo richiede. A me è piaciuta un sacco questa cosa, sarà che non sopporto le persone che si impossessano delle cose altrui senza chiederlo.

Marina ci ha offerto il suo bellissimo monologo su Frida in un sabato umido di inizio maggio, per pure caso proprio il 5 maggio, il cinco de mayo. In un silenzio surreale, nel mio salotto, c’è stata un’altra piccola magia.

FRIDA

ph. Alessandra Capraro – Fotoricordi

A fine spettacolo abbiamo mangiato insieme.

E se di Frida sappiamo ormai tutto, io non sapevo che fosse una bravissima cuoca, né che esistesse un libro in cui la nipote, una Rivera, ha trascritto le sue ricette.

Frida mi ha spinta a mettermi in gioco, a provare una cucina nuova.

Su suo suggerimento ho cucinato: MolletesInsalata messicana di quinoaMole poblanoCocada.

Il corriere e poi mio papà stavolta si sono trovati per le mani peperoncini secchi e freschi, banane di dimensioni extralarge – che poi sarebbero i platani -, acqua di cocco.
Una scoperta nella scoperta.

FRIDA

La tavola la volevo tutta colorata, ma alla fine l’ho fatta tutta bianca. Sono state le parole di Frida raccontate da Marina, poi, a darle colore.

Un bianco unico, interrotto solo dai segnaposto, tutti diversi o quasi, tutti gli ingredienti che ho utilizzato per affrontare una cucina che prima non conoscevo ma con cui ho provato a fare amicizia.

FRIDA

ph. Alessandra Capraro – Fotoricordi

E qui, Brunori Sas. E ricordate: l’Elly è arrivata molto prima di voi.